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	<description>I took the less travelled way...now where the hell am I??</description>
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		<title>Questione di semantica</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Jun 2011 10:14:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andreadventures</dc:creator>
				<category><![CDATA[riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[semantica]]></category>
		<category><![CDATA[viaggio]]></category>

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		<description><![CDATA[
Riapriamo il blog dopo tempi immemorabili e più di un anno fermo in Trentino con una bellissima frase pronunciata da Steve Buscemi nel film Con Air. Secondo lui dipende tutto dalla semantica cioè dal significato dato alle parole. Il film in realtà non è un granchè ma Steve Buscemi è un grande (se non avete [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-338" title="stevebuscemi" src="http://andreadventures.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2011/06/stevebuscemi.jpg" alt="stevebuscemi" width="520" height="381" /></p>
<p>Riapriamo il blog dopo tempi immemorabili e più di un anno fermo in Trentino con una bellissima frase pronunciata da Steve Buscemi nel film Con Air. Secondo lui dipende tutto dalla semantica cioè dal significato dato alle parole. Il film in realtà non è un granchè ma Steve Buscemi è un grande (se non avete mai visto Le Iene, il film non lo spettacolo tv, avete perso roba) e la frase è fantastica.</p>
<h4><span style="color: #000000;"><em>&#8220;E&#8217; una questione di semantica. Se ti dicessi che demente è chi lavora in un ufficio cinquanta ore alla settimana per cinquant&#8217;anni, poi un giorno si sente dire vaffanculo, dopodiché finisce in un ospizio sperando di morire prima di vivere l&#8217;affronto di non arrivare alla toilette in tempo?&#8221;</em></span></h4>
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		<title>Un giorno a Venezia</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Dec 2010 12:21:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andreadventures</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Venezia]]></category>

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La scorsa settimana ho realizzato che vivo solo a due ore, due e mezza per la precisione da Venezia.
A Venezia ci sono stato parecchie volte, ma ogni volta è diversa, scopri ponti, vicoli angoli della città incredibili. Forse la cosa che mi piace di più di questa città non sono i canali ma l&#8217;aria che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="background-image: initial; background-attachment: initial; background-origin: initial; background-clip: initial; background-color: #ffffff; font: normal normal normal 13px/19px Georgia, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif; font-family: Times; line-height: normal; font-size: small; padding: 0.6em; margin: 0px;">
<p>La scorsa settimana ho realizzato che vivo solo a due ore, due e mezza per la precisione da Venezia.</p>
<p>A Venezia ci sono stato parecchie volte, ma ogni volta è diversa, scopri ponti, vicoli angoli della città incredibili. Forse la cosa che mi piace di più di questa città non sono i canali ma l&#8217;aria che si respira. A Venezia si respira il passato, lo vedi sui muri delle case, sulle vecchie scritte sui muri, su ogni pietra.</p>
<p>Queste sono alcune delle immagini, rubate qua e là.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-323" title="bambinovenezia" src="http://andreadventures.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2010/12/bambinovenezia.jpg" alt="bambinovenezia" width="600" height="400" /></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-325" title="madrevenezia" src="http://andreadventures.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2010/12/madrevenezia.jpg" alt="madrevenezia" width="400" height="600" /></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-327" title="uomovenezia" src="http://andreadventures.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2010/12/uomovenezia.jpg" alt="uomovenezia" width="600" height="400" /></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-322" title="ambulantevenezia" src="http://andreadventures.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2010/12/ambulantevenezia.jpg" alt="ambulantevenezia" width="600" height="400" /></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-329" title="immigratovenezia" src="http://andreadventures.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2010/12/immigratovenezia1.jpg" alt="immigratovenezia" width="600" height="400" /></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-328" title="vecchievenezia" src="http://andreadventures.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2010/12/vecchievenezia.jpg" alt="vecchievenezia" width="600" height="400" /></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-332" title="cupolavenezia" src="http://andreadventures.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2010/12/cupolavenezia2.jpg" alt="cupolavenezia" width="600" height="400" /></div>
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		<title>Ritorno a casa</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Mar 2010 21:53:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andreadventures</dc:creator>
				<category><![CDATA[Australia]]></category>
		<category><![CDATA[Casa]]></category>
		<category><![CDATA[Marche]]></category>

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		<description><![CDATA[Ieri sono passate due settimane dal rientro in Italia. Mi sembra molto di più, il tempo scorre lento anche qui. Ho avuto e ancora ho la strana sensazione di essere ad Ottobre, quando l&#8217;estate è finita troppo presto e davanti ci sono 9 lunghi mesi di inverno. Oggi sono stato a fare una camminata sui [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-312" title="Aratura del campo, Fermo, Marche" src="http://andreadventures.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2010/03/IMG_45595.jpg" alt="IMG_4559" width="750" height="500" />Ieri sono passate due settimane dal rientro in Italia. Mi sembra molto di più, il tempo scorre lento anche qui. Ho avuto e ancora ho la strana sensazione di essere ad Ottobre, quando l&#8217;estate è finita troppo presto e davanti ci sono 9 lunghi mesi di inverno. Oggi sono stato a fare una camminata sui monti Sibillini e mi sono persino beccato una bellissima nevicata. Si, un pò il variare delle stagioni mi è mancato. Però stando a casa adesso ho del tempo libero per ripensare all&#8217;Australia. E ogni volta che ci ripenso mi accorgo che sto sorridendo e sento la libertà che mi hanno dato quei mesi. La sento davvero rivedo quelle lunghissime strade diritte davanti a me e quelle ondate di calore, il freddo dell&#8217;acqua dell&#8217;oceano e delle sue bellissime onde. Sento il rumore del motore e il vento dal finestrino. Quando ero li, in Australia, avevo cominciato a non farci caso, ma ora tutte quelle piccole cose che registravo inconsciamente riaffiorano in diversi momenti della giornata e mi fanno stare bene. Davvero bene. Ho visto che è possibile avere quelle sensazioni, sentirsi libero. Certo, ora a casa devo fare i conti con diverse cose, ma avendo questo bellissimo bagaglio con me le affronto serenamente. E poi sono stato contentissimo di rivedere i miei amici di Bologna e sono stato felice di trovarli tutti in forma. Anzi, lunedi vado a una laurea, e prevedo un altissimo tasso alcolico. Dopo più di un anno che non bevo la mazzata sarà pesante.</p>
<p>Tornare in Italia, invece, per quanto riguarda la situazione del paese, se posso associarlo ad un&#8217;immagine visiva mi ha dato esattamente l&#8217;impressione di rientrare in una vecchia casa, dove non si va da qualche anno, dove nulla è cambiato, dove tutto è rimasto al suo posto, con un pò di polvere in più. Oggi, di ritorno dalla montagna mi sono fermato a comprare la pizza, mentre aspettavo che si cuocesse, al tavolino della pizzeria c&#8217;era un quotidiano. L&#8217;ho sfogliato un paio di volte alla ricerca di qualcosa da leggere. Ero pieno zeppo di notizie soltanto su politica e sport. Niente di interessante, assolutamente niente.</p>
<p>Berlusconi è sempre li e fa sempre quello che cazzo vuole. La sinistra è sempre li, e come sempre non fa un cazzo. Alla tv c&#8217;è sempre Pippo Baudo, Simona Ventura la domenica pomeriggio, Maria de Filippi, Paola Perego, L&#8217;isola dei famosi&#8230;.ah non ho rivisto ancora Costanzo e non so se ci sia il grande fratello ma sono quasi sicuro di si. Il tutto farcito da calcio, calcio e ancora calcio (Ahò ma chà a fatto ARoma?). Hanno chiuso la trasmissione di Santoro e lui l&#8217;ha rifatta a Bologna trasmettendola su Internet. Grande risposta di pubblico ma&#8230; non era già successo? Non chiusero, non mi ricordo quanti anni fa sempre una sua trasmissione chiamata raggio verde? Non chiusero la trasmissione della Guzzanti &#8220;<a title="Raiot" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Raiot" target="_self">Raiot</a>&#8220;?E anche li non fecero poi una controtrasmissione in piazza sempre con Santoro e Travaglio chiamata &#8220;Ora Basta&#8221;? Si. E ora siamo di nuovo da capo. Non credo ci sia più spazio per i mezzi termini, ci vorrebbe una bella rivoluzione, scrostare la classe politica a calci e dalla radice. Con mio immenso piacere, ieri ho visto l&#8217;intervista fatta al grande Monicelli e sono stato contentissimo nel vedere che anche lui ha avuto la mia stessa idea. Potete vedere il video <a title="Monicelli" href="http://tv.repubblica.it/copertina/raiperunanotte-monicelli/44583?video">qui</a>.</p>
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		<title>Gli ultimi giorni in Australia</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Mar 2010 07:44:48 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Australia]]></category>
		<category><![CDATA[Bondi Beach]]></category>

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		<description><![CDATA[Abbiamo preso un ostello a Bondi Beach, a 100 metri dalla spiaggia. Costa un po’ di più degli ostelli in centro città ma abbiamo deciso che tornare negli ostelli di Victoria Street ci avrebbe solo rattristato. Invece qui possiamo andare tutti i giorni al mare senza spendere per la metro e io posso provare  (ripovare) [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-263" title="Surf at sunrise, Bondi beach, Sydney" src="http://andreadventures.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2010/03/IMG_43212.jpg" alt="Alba a Bondi beach" width="576" height="384" />Abbiamo preso un ostello a Bondi Beach, a 100 metri dalla spiaggia. Costa un po’ di più degli ostelli in centro città ma abbiamo deciso che tornare negli ostelli di Victoria Street ci avrebbe solo rattristato. Invece qui possiamo andare tutti i giorni al mare senza spendere per la metro e io posso provare  (ripovare) a surfare. La vita in ostello ha come tutto vantaggi e svantaggi. Conoscere gente mi era mancato, durante il viaggio con J.Jack spesso passavano giorni interi senza conoscere nessuno, in ostello invece ogni giorni fai amicizia. Anche se dopo un po’ diventa stancante fare le domande di rito e ricevere le risposte di rito. Questo particolare ostello dove siamo lascia un po’ a desiderare per vari aspetti, stanze superaffollate, pochi bagni, cucina sempre piena…col van a parte la rottura di trovare un posto dove poterti fare la doccia, mangi quando vuoi, vai dove vuoi, nessun rumore molesto la notte e le tue cose sono al sicuro.  A Bondai a parte la spiaggia e il surf non c’è molto da fare e quindi questi giorni scorrono un po’ lenti, oggi mi sono alzato presto per andare a fare le foto all’alba, poi, debitamente spalmati di crema protezione 30 siamo andati in spiaggia. Io sono entrato in acqua con la tavola da surf fornita gratuitamente dall’ostello che purtroppo però è ancora troppo corta per la mia inesperienza. Risultato: vengo costantemente travolto dalle onde appena entro in acqua. Le poche volte che riesco a prendere la spinta poi non riesco ad alzarmi in piedi e vengo puntualmente risbattuto a riva. Di solito dopo un paio d’ore di tentativi smetto perché le onde sono alte 2 o 3 metri, e ricevere in faccia la valanga d’acqua tutte le volte dopo un po’ ti stordisce. D’altronde non ho scelta, affittare tavole più grandi costa troppo. A vedere la gente esperta sembra una cosa facile surfare ma non lo è affatto. Domani riprovo, magari riesco a prendere la mia onda prima di rientrare in Italia.</p>
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		<title>Ritorno a Sydney</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 07:37:02 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Australia]]></category>
		<category><![CDATA[Sydney]]></category>
		<category><![CDATA[Van]]></category>

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		<description><![CDATA[E alla fine il cerchio si è chiuso. Siamo tornati a Sydney, è davvero strano, sembra che sia passato cosi tanto da quando siamo partiti, e invece sono solo 6 mesi. La percezione del tempo è l’opposto di quando si lavora, dove il tempo scappa. Abbiamo 15 giorni prima della partenza, 15 giorni per vendere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-250" title="Kings Cross, Sydney" src="http://andreadventures.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2010/03/IMG_38451.jpg" alt="Kings Cross, Sydney" width="512" height="342" />E alla fine il cerchio si è chiuso. Siamo tornati a Sydney, è davvero strano, sembra che sia passato cosi tanto da quando siamo partiti, e invece sono solo 6 mesi. La percezione del tempo è l’opposto di quando si lavora, dove il tempo scappa. Abbiamo 15 giorni prima della partenza, 15 giorni per vendere il nostro fedele compagno di viaggio, il nostro furgone J.Jack. Abbiamo persino pensato di riportacelo in Italia da quanto ci è piaciuto, ma il costo del trasporto in nave è oltre le nostre possibilità economiche. Cosi siamo tornati da dove abbiamo iniziato, in Victoria Street, con i cartelli appesi al van “FOR SALE”  in attesa dei compratori. Purtroppo come ci siamo resi subito conto che la situazione è molto diversa di quella che abbiamo trovato quando siamo arrivati. Ora ci sono tanti van e pochi compratori, e, invariabilmente il prezzo scende.  La cosa si è fatta anche più frustrante quando dopo 5 giorni ancora non avevamo niente di concreto in mano, qualcuno interessato ma tutte parole al vento. Chiedendo in giro sembra che anche portando il van da un rivenditore sarebbe addirittura peggio. Non ci darebbero più di 1000$. Ovviamente un backpacker pagherebbe di più e quindi siamo rimasti in strada. Per  una settimana ci siamo alzati alle 7, alle 9 eravamo in Victoria street e alle 18 ce ne tornavamo a dormire in riva al mare. Durante il giorno non si poteva fare altro che aspettare. Con noi c’erano anche altri viaggiatori che cercavano di vendere i loro mezzi e così, mal comune mezzo gaudio, ci siamo fatti un po’ di amici. Poi, dopo una settimana ci arriva un messaggio di due ragazzi interessati al van. Il giorno dopo vengono in Victoria Street, sono una coppia inglese, lo guardano per  5 minuti e ci dicono che gli piace tantissimo. Non vogliono nemmeno portarlo da un meccanico per un controllo o fare un test di guida. E’ un Toyota e si fidano della qualità. Ci portano un acconto subito e il giorno dopo ci chiamano perchè hanno il resto dei soldi. E’ li che realizziamo che è arrivato il momento di separarci da nostro amato van.</p>
<p>Non mi ero mai affezionato cosi tanto a una cosa e mai a una macchina. Però a quel  van è stata la nostra casa per 5 mesi, ci ha protetto quando fuori faceva freddo, quando pioveva, quando arrivavamo in una città nuova e non sapevamo dove andare, ci ha fatto attraversare senza problemi l’infuocato deserto australiano. Una volta dentro J.Jack eravamo a casa, avevamo tutto con noi e soprattutto ci sentivamo al sicuro. E potevamo andare dove volevamo. E’ stato una parte fondamentale del viaggio, comprarlo subito si è rivelata la migliore scelta.</p>
<p>Così il giorno dopo alle 4 di pomeriggio consegnamo J.Jack alla nuova coppia di padroni. I ragazzi sembrano capire che eravamo affezionati a quel piccolo furgone e ci assicurano che se ne prenderanno ben cura. Sembrano felici di averlo. Consegnate le chiavi ci avviamo alla stazione della metro, i ragazzi ci passano vicino suonando il clacson e salutandoci. E vediamo J.Jack sparire dietro la curva. Divento immediatamente triste, sento che in quell’attimo finisce qualcosa, tutto quella che abbiamo visto tutte le difficoltà incontrate, tutti i chilometri fatti. Il mare, la foresta pluviale, il deserto e le mosche. Il nostro viaggio in Australia è in quell’attimo.</p>
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		<title>Tra il South Australia e il Victoria</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Feb 2010 10:16:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andreadventures</dc:creator>
				<category><![CDATA[Australia]]></category>
		<category><![CDATA[Melbourne]]></category>
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		<description><![CDATA[Ai lati delle strade ci sono i campi di grano appena tagliati, le balle di fieno rotonde così famigliari sono sparse qua e là sulle colline, l’erba secca ai bordi dell’asfalto è avena e le lunghe strisce verdi che si vedono nel paesaggio sono vigneti. Le case non sono più in legno e col tetto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-238" title="Melbourne, Flinders Street Station" src="http://andreadventures.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2010/02/IMG_33071.jpg" alt="Melbourne, Flinders Street Station" width="472" height="341" />Ai lati delle strade ci sono i campi di grano appena tagliati, le balle di fieno rotonde così famigliari sono sparse qua e là sulle colline, l’erba secca ai bordi dell’asfalto è avena e le lunghe strisce verdi che si vedono nel paesaggio sono vigneti. Le case non sono più in legno e col tetto di lamiera ma sono in mattoncini, robuste e tutte provviste di camino. Le mandrie di mucche pascolano dopo la raccolta, l’aria è calda, il sole sta per tramontare portandosi dietro degli stupendi riflessi rosa e rossi.  Mi sento un po’ a casa.  Siamo diretti ad Adelaide la prima città che vediamo dopo l’outback.  Qui la gente è vestita moolto meglio, è più magra ed ha anche più fretta. Sono tutti “very busy”. La prossima tappa è Melbourne, la seconda città d’Australia, nello stato di Victoria, uno dei più soggetti agli incendi e alla siccità. Melbourne, se ci si arriva in macchina è un dedalo infernale di asfalto e traffico. La gente mi sorpassa a destra, sinistra sopra e sotto. Ci sono 8 corsie per senso di marcia e altrettante uscite ogni 3 Km. Ci perdiamo ovviamente.  Al che realizziamo che è molto meglio parcheggiare in uno dei paesi lungo la costa e raggiungere il cuore della città in treno. Siamo venuti qui per  imbarcarci per la Tasmania e per cambiare la data del biglietto di ritorno. Questo prima di realizzare che nell’isola è prevista pioggia per almeno 2 settimane e che soprattutto il biglietto costa 350 dollaroni a testa. Decisamente troppo per una prospettiva di 14 giorni umidi. Vedere tutto non è necessario, e tutti dicono che la Tasmania è molto simile alla Nuova Zelanda, altro posto sulla lista dei prossimi 10 paesi e quindi abbiamo passato la mano. Il giorno stesso alla luce del nuovo cambio di programma andiamo in agenzia per scoprire che “forse” la data di ritorno originale, il 17 Maggio, non è modificabile. Soluzione: comprare un altro biglietto. Cioè spendere 1000 euro. Cifra enorme per me. Io in 1000 euro ci posso fare un sacco di cose, inoltre vivendo economicamente per così tanti mesi mi bruciava un po’ vederli sfumare così. Ma il Dio dei viaggiatori erranti ci ha assistito e il giorno dopo, mentre ci stavamo gustando delle pesche sciroppate in spiaggia arriva la telefonata “potete cambiare il volo”! FFFFFiuuu 1000 euro risparmiati! Cambio data allora 11 Marzo. Il 12 saremo sotto le mammelle della lupa, a Roma.  Ci rimangono 20 giorni per vendere il van, qualche burocrazia e goderci l’estate di Sydney.</p>
<p>Insomma, fine del viaggio in Australia. Triste? No per niente. Sono contento di tutto quello che ho visto e fatto e di essere venuto qui. Ma c’è un punto quando qualcosa cambia e si deve partire. Il bello del viaggio è che ti cambia, la persona che riparte è sempre un po’ diversa da quella che arriva. Non mi ricordo più chi disse: <em>le persone non fanno i viaggi. I viaggi fanno le persone</em>. E io ho imparato da questo lungo viaggio una cosa molto importante.</p>
<p>Ed è come voglio viaggiare. Voglio viaggiare con uno scopo. Non viaggiare soltanto, vedere posti scattare foto. Viaggiare sapendo che in quel viaggio vado a fare qualcosa. Viaggiare con coscienza del posto che vedo, studiarne la storia, la cultura, la gente. Viaggiare solo per mettere chilometri dietro di me e allungare la lista dei posti che vedo non mi interessa. Lo scopo può essere qualsiasi cosa. Anche verificare un’idea, ma uno scopo.</p>
<p>Altre mille cose si imparando e si godono ogni giorno e bisogna sperimentarle piano piano. Una delle cose migliori è il tempo per esempio. Il tempo che mi sono guadanato lavorando ora me lo godo a pieno e intensamente. Altro che ferie col pensiero di tornare in ufficio.</p>
<p>Bene ora chiudo sennò non finisco più, domani si va a Sydeny e mi aspettano 700 Km.</p>
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		<title>Attraverso il deserto Australiano</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Feb 2010 07:41:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andreadventures</dc:creator>
				<category><![CDATA[Australia]]></category>
		<category><![CDATA[Outback]]></category>

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		<description><![CDATA[Ci siamo fermati circa una settimana a vedere i dintorni di Alice Spring. Le classiche destinazioni turistiche, ma comunque stupende. I posti piu impressionanti sono stati Uluru, il monolite più grande del mondo, una roccia gigantesca modellata dall&#8217;erosione dell&#8217;acqua e del vento, Kings Kanyon e Kata Tijua. Il cielo era di un azzurro mai visto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden; padding-left: 30px;">Ci siamo fermati circa una settimana a vedere i dintorni di Alice Spring. Le classiche destinazioni turistiche, ma comunque stupende. I posti piu impressionanti sono stati Uluru, il monolite più grande del mondo, una roccia gigantesca modellata dall&#8217;erosione dell&#8217;acqua e del vento, Kings Kanyon e Kata Tijua. Il cielo era di un azzurro mai visto prima e sono stati vermanete dei giorni stupendi guastati un pò dalla presenza costante delle mosche che ti impediscono di fare qualsiasi cosa all&#8217;aperto senza una retina in faccia. Anche mangiarsi un panino diventa un problema. La loro attività di rompicoglioni però per fortuna si interrompe di sera quando non c&#8217;è più luce per poi riprendere a tempo pieno alle prime luci dell&#8217;alba. Ridiscendendo da Alice Spring verso la costa e entrando nel South Australia lo scenerio si è fatto ancora, se possibile, più desertico. Il nulla assluto, solo roccia e sabbia rossa e qualche rarissimo cespuglio. Pregavo sempre di non avere problemi al van perchè se ti si ferma mentre attraversi questi posti sono davvero guai. In mezzo a questa desolazione c&#8217;è una città, Cobber Pedy, che in aborigeno vuol dire &#8220;buco dell&#8217;uomo bianco nel terreno&#8221;. Cobber Pedy è la capitale Australiana, se non mondiale dell&#8217;opale. Tutto intorno alla città ci sono 250.000 miniere, o meglio buchi, scavati in 50 anni di ricerca della pietra. Metà della popolazione vive in case sotterranee per via delle temperature estreme. Piove un volta ogni 5 anni e in media ci sono 40°C tutti i giorni. D&#8217;inverno a questo scenario infernale si aggiunge il fatto che di notte la temperatura va sotto zero. E&#8217; davvero la città più squallida che abbia visto finora in Australia, case in lamiera costruite in mezzo alla polvere, supermercati con scaffalature sempre in lamiera illuminati da luci al neon e prezzi degli alimenti e dell&#8217;acqua alle stelle. E intorno alla città solo e soltanto deserto. Ci sono 45 diverse nazionalità, tutte persone che sono venue qui in cerca di fortuna, sperando che scavare buchi nel deserto li rendesse ricchi. Alcuni ci sono riusciti, a carissimo prezzo. Altri no. Un monumento alla voglia di fare soldi dell&#8217;uomo. Personalmente non vivrei a Cobber Pedy nemmeno un mese. Fatta di nuovo benzina abbiamo deciso di fare tutta una tirata di 780 Km lungo la costa e uscire da questa regione aridissima. Lungo il tragitto un paio di volte ci hanno attraversato la strada mucche e vitelli e ci siamo imbattuti in degli stupoendi laghi salati completamente secchi. Da lontano si vede soltanto una immensa distesa bianca e qualche pozza qua e là. Il tempo di fare delle foto e siamo ripartiti di nuovo, la strada è come sempre drittissima, l&#8217;inizio e la fine si perde in un miraggio. Alle 20.00 finalmente eravamo in vista del mare.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Abbiamo passato 14 giorni nel deserto, un posto affascinante ma anche uno dei più inospitali della terra, ora finalmente ci possiamo godere un pò di &#8220;confort&#8221; come mangiare all&#8217;aperto senza mosche e non crepare di caldo giorno e notte. Prossimo passo: Adelaide, Melbourne e poi la destinazione finale: Tasmania.</div>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-232" title="Me at king's kanyon" src="http://andreadventures.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2010/02/IMG_21921.jpg" alt="IMG_2192" width="576" height="384" />Ci siamo fermati circa una settimana a vedere i dintorni di Alice Spring. Le classiche destinazioni turistiche, ma comunque stupende. I posti piu impressionanti sono stati Uluru, il monolite più grande del mondo, una roccia gigantesca modellata dall&#8217;erosione dell&#8217;acqua e del vento, Kings Kanyon e Kata Tijua. Il cielo era di un azzurro mai visto prima e sono stati vermanete dei giorni stupendi guastati un pò dalla presenza costante delle mosche che ti impediscono di fare qualsiasi cosa all&#8217;aperto senza una retina in faccia.<br />
Anche mangiarsi un panino diventa un problema. La loro attività di rompicoglioni però per fortuna si interrompe di sera quando non c&#8217;è più luce per poi riprendere a tempo pieno alle prime luci dell&#8217;alba. Ridiscendendo da Alice Spring verso la costa e entrando nel South Australia lo scenerio si è fatto ancora, se possibile, più desertico. Il nulla assluto, solo roccia e sabbia rossa e qualche rarissimo cespuglio. Pregavo sempre di non avere problemi al van perchè se ti si ferma mentre attraversi questi posti sono davvero guai. In mezzo a questa desolazione c&#8217;è una città, Cobber Pedy, che in aborigeno vuol dire &#8220;buco dell&#8217;uomo bianco nel terreno&#8221;. Cobber Pedy è la capitale Australiana, se non mondiale dell&#8217;opale. Tutto intorno alla città ci sono 250.000 miniere, o meglio buchi, scavati in 50 anni di ricerca della pietra. Metà della popolazione vive in case sotterranee per via delle temperature estreme. Piove un volta ogni 5 anni e in media ci sono 40°C tutti i giorni. D&#8217;inverno a questo scenario infernale si aggiunge il fatto che di notte la temperatura va sotto zero. E&#8217; davvero la città più squallida che abbia visto finora in Australia, case in lamiera costruite in mezzo alla polvere, supermercati con scaffalature sempre in lamiera illuminati da luci al neon e prezzi degli alimenti e dell&#8217;acqua alle stelle. E intorno alla città solo e soltanto deserto. Ci sono 45 diverse nazionalità, tutte persone che sono venue qui in cerca di fortuna, sperando che scavare buchi nel deserto li rendesse ricchi. Alcuni ci sono riusciti, a carissimo prezzo. Altri no. Un monumento alla voglia di fare soldi dell&#8217;uomo. Personalmente non vivrei a Cobber Pedy nemmeno un mese. Fatta di nuovo benzina abbiamo deciso di fare tutta una tirata di 780 Km lungo la costa e uscire da questa regione aridissima. Lungo il tragitto un paio di volte ci hanno attraversato la strada mucche e vitelli e ci siamo imbattuti in degli stupoendi laghi salati completamente secchi. Da lontano si vede soltanto una immensa distesa bianca e qualche pozza qua e là. Il tempo di fare delle foto e siamo ripartiti di nuovo, la strada è come sempre drittissima, l&#8217;inizio e la fine si perde in un miraggio. Alle 20.00 finalmente eravamo in vista del mare.</p>
<p>Abbiamo passato 14 giorni nel deserto, un posto affascinante ma anche uno dei più inospitali della terra, ora finalmente ci possiamo godere un pò di &#8220;confort&#8221; come mangiare all&#8217;aperto senza mosche e non crepare di caldo giorno e notte. Prossimo passo: Adelaide, Melbourne e poi la destinazione finale: Tasmania.</p>
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		<title>Arrivo ad Alice Springs – giorno VI</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Jan 2010 07:22:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andreadventures</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per la prima volta dopo quasi 20 giorni stamattina c’era il sole! Ci siamo scambiati gli indirizzi con i ragazzi di Verona e siamo subito ripartiti lasciandoci la cittadina alle spalle e alla testa di due road train. Dopo una mezz’ora di guida mi sono fermato per fare alcune foto al paesaggio e abbiamo notato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Per la prima volta dopo quasi 20 giorni stamattina c’era il sole! Ci siamo scambiati gli indirizzi con i ragazzi di Verona e siamo subito ripartiti lasciandoci la cittadina alle spalle e alla testa di due road train. Dopo una mezz’ora di guida mi sono fermato per fare alcune foto al paesaggio e abbiamo notato in lontananza due tori che combattevano. Bellissimo spettacolo soprattutto per me che non l’avevo mai visto. Oggi arriviamo ad Alice Springs e c’è solo da guidare, lungo la strada le carcasse di macchine abbandonate stanno cominciando ad aumentare e fa sempre più caldo. Stavamo pianificando di fermarci in un campeggio ad Alice per farci una doccia quando abbiamo notato che molte aree di sosta lungo il deserto hanno delle cisterne d’acqua piovana, non da bere ma ottima per una doccia. Con l’aiuto di due bottiglie da 3 litri ci siamo fatti la doccia più estrema del mondo, in mezzo al deserto! Abbiamo cercato anche di farci 2 panini al tonno ma siamo dovuti scappare di corsa  perché le mosche erano a milioni. Sempre lungo la strada abbiamo anche visto delle mucche investite dai road trains, tutte gonfie e circondate da insetti, non un bello spettacolo e ancora più rivoltante puzza. Se in macchina investi una mucca muori tu e distruggi la macchina ma per i road trains, con le loro massicce sbarre di ferro davanti al motore, è come investire un gatto. Qui la presenza aborigena è molto forte e la strada passa in mezzo a varie riserve e quasi tutte le stazioni di servizio a cui ci siamo fermati ne abbiamo visti. Se ne stanno in disparte, come se stessero aspettando qualcosa o qualcuno. A un centianio di Km da Alice c’è un bellissimo posto, Devil’s Marbles, i Marmi del Diavolo, degli accumuli di rocce granitiche modellate dal vento, luogo sacro agli aborigeni. Ci siamo fermati per un’oretta perché ne valeva la pena ma il caldo del deserto è veramente terribile e non si resiste per molto all’aperto. Alle 18 finalmente siamo arrivati ad Alice Springs, la città in mezzo al deserto, nata 80 anni fa come stazione del telegrafo. Il posto è in una vallata circondata da montagne brulle e in tutto e per tutto in mezzo al nulla. Anche qui ci sono molti aborigeni che vagano per le strade con l’aria di chi è completamente dissociato dal mondo che lo circonda. Questa vallata era molto diversa 100 anni fa. Finora non abbiamo avuto nessun problema o fastidio da parte degli aborigeni ma noto anche qui parecchie spranghe alle finestre. Delle persone con una cultura straordinaria, padroni di queste terre che vivono qui da 60.000 anni, relegati ad essere dei fantasmi, delle ombre di loro stessi.</div>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-224" title="Ballando sotto i Devil's marble, Northen Territory" src="http://andreadventures.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2010/01/IMG_1488.jpg" alt="IMG_1488" width="576" height="384" /></p>
<p>Per la prima volta dopo quasi 20 giorni stamattina c’era il sole! Ci siamo scambiati gli indirizzi con i ragazzi di Verona e siamo subito ripartiti lasciandoci la cittadina alle spalle e alla testa di due road train. Dopo una mezz’ora di guida mi sono fermato per fare alcune foto al paesaggio e abbiamo notato in lontananza due tori che combattevano. Bellissimo spettacolo soprattutto per me che non l’avevo mai visto. Oggi arriviamo ad Alice Springs e c’è solo da guidare, lungo la strada le carcasse di macchine abbandonate stanno cominciando ad aumentare e fa sempre più caldo. Stavamo pianificando di fermarci in un campeggio ad Alice per farci una doccia quando abbiamo notato che molte aree di sosta lungo il deserto hanno delle cisterne d’acqua piovana, non da bere ma ottima per una doccia. Con l’aiuto di due bottiglie da 3 litri ci siamo fatti la doccia più estrema del mondo, in mezzo al deserto! Abbiamo cercato anche di farci 2 panini al tonno ma siamo dovuti scappare di corsa  perché le mosche erano a milioni. Sempre lungo la strada abbiamo anche visto delle mucche investite dai road trains, tutte gonfie e circondate da insetti, non un bello spettacolo e ancora più rivoltante puzza. Se in macchina investi una mucca muori tu e distruggi la macchina ma per i road trains, con le loro massicce sbarre di ferro davanti al motore, è come investire un gatto. Qui la presenza aborigena è molto forte e la strada passa in mezzo a varie riserve e quasi tutte le stazioni di servizio a cui ci siamo fermati ne abbiamo visti. Se ne stanno in disparte, come se stessero aspettando qualcosa o qualcuno. A un centianio di Km da Alice c’è un bellissimo posto, Devil’s Marbles, i Marmi del Diavolo, degli accumuli di rocce granitiche modellate dal vento, luogo sacro agli aborigeni. Ci siamo fermati per un’oretta perché ne valeva la pena ma il caldo del deserto è veramente terribile e non si resiste per molto all’aperto. Alle 18 finalmente siamo arrivati ad Alice Springs, la città in mezzo al deserto, nata 80 anni fa come stazione del telegrafo. Il posto è in una vallata circondata da montagne brulle e in tutto e per tutto in mezzo al nulla. Anche qui ci sono molti aborigeni che vagano per le strade con l’aria di chi è completamente dissociato dal mondo che lo circonda. Questa vallata era molto diversa 100 anni fa. Finora non abbiamo avuto nessun problema o fastidio da parte degli aborigeni ma noto anche qui parecchie spranghe alle finestre. Delle persone con una cultura straordinaria, padroni di queste terre che vivono qui da 60.000 anni, relegati ad essere dei fantasmi, delle ombre di loro stessi.</p>
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		<title>Da Mount Isa a Tennants Creek – giorno V</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Jan 2010 06:58:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andreadventures</dc:creator>
				<category><![CDATA[Australia]]></category>
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		<description><![CDATA[Lasciata Mount Isa ha ricominciato a piovigginare, per fortuna è durato poco perché siamo veramente stanchi di 3 settimane di nuvole e pioggia.  Siamo arrivati a Cammoweal, l’ultima città del Queensland per pranzo. Paesino di 310 anime e 2 pompe di benzina. Nonostanto le mosche che ci hanno assalito siamo riusciti a farci il riso. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-205" title="Miraggio nella strada, Australia" src="http://andreadventures.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2010/02/IMG_1458.jpg" alt="IMG_1458" width="576" height="384" />Lasciata Mount Isa ha ricominciato a piovigginare, per fortuna è durato poco perché siamo veramente stanchi di 3 settimane di nuvole e pioggia.  Siamo arrivati a Cammoweal, l’ultima città del Queensland per pranzo. Paesino di 310 anime e 2 pompe di benzina. Nonostanto le mosche che ci hanno assalito siamo riusciti a farci il riso. Appena 3 km fuori della città c’è il confine e l’entrata nel Northen Territory. Ci siamo fermati a fare qualche foto e le mosche erano il quadruplo che in paese. Puntano alla faccia e cercano di entrare in qualsiasi orifizio in cerca di cibo. Il paesaggio del Northe Territory è il bush , semideserto con qualche albero qua e là, la strada è totalmente diritta così tanto che in fondo si forma il miraggio del riflesso e sembra che la strada si fonda con il cielo. Ci siamo fermati a fare rifornimento a Barkly Homestead che dall’ultimo paese dista 270 Km. 270 Km di asflato, mosche, milioni di nidi di termiti e cespugli. Alla stazione di servizio abbiamo conosciuto due veronesi e abbiamo deciso di incontrarci dopo 160 Km, a Tennant Creek per una bella spaghettata insieme.  Dopo un paio di ore siamo arrivati in paese, davvero squallido, semibuio, con spranghe e sbarre a tutti i negozi e pieno di aborigeni ubriachi che si aggirano intorno alle rivendite degli alcolici. I ragazzi di verona sono simpatici, mettiamo un Kg di pasta in quattro, ci scambiamo impressioni sull’Australia e nel frattempo scoppia il temporale. Per fortuna troviamo una tettoia per parcheggiare e passare la notte in tranquillità.</p>
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		<title>Da Richmond a Mount Isa – giorno IV</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Jan 2010 06:57:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andreadventures</dc:creator>
				<category><![CDATA[Australia]]></category>
		<category><![CDATA[Outback]]></category>

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		<description><![CDATA[Stamattina mi sono fatto la doccia con la tanica da 3 litri nei bagni pubblici e mi sono anche rasato. Se non fosse per questa straordinaria risorsa dei WC australiani le cose sarebbero molto più complicate. Invece in Australia i bagni sono dappertutto, sempre pulitissimi e con abbondanza di cartigenica. Prima di ripartire abbiamo rifatto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-202" title="road train, Australia" src="http://andreadventures.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2010/02/IMG_1205.jpg" alt="IMG_1205" width="576" height="384" />Stamattina mi sono fatto la doccia con la tanica da 3 litri nei bagni pubblici e mi sono anche rasato. Se non fosse per questa straordinaria risorsa dei WC australiani le cose sarebbero molto più complicate. Invece in Australia i bagni sono dappertutto, sempre pulitissimi e con abbondanza di cartigenica. Prima di ripartire abbiamo rifatto benzian visto che la prossima città è a 150 Km. Per strada lo stesso paesaggio di ieri: verdi praterie sconfinate con qualche mucca qua e là. Da quando siamo nell’Outback abbiamo cominciato a vedere i ROAD TRAIN. Camion giganteschi con 4 o molti più rimorchi, lunghi in media 50 metri. Per fortuna con le strade così lunghe il sorpasso non è un problema (nel senso che sono i ROAD TRAIN che sorpassano noi. Io sto sempre intorno agli 80-90 Km/h. inoltre dato che le macchine che incontriamo si contano sulle dita di una mano ho notato che qui ti salutano quasi tutti. Come quando si incontra qualcuno in un sentiero di montagna. Passata Julia Creek il paesaggio è cambiato da piatto a montuoso, è sempre nuvoloso e per fortuna si sta bene. Partendo alle 8 stamattina alle 14.30 siamo già a Mount Isa una delle più grandi città dell’Outback, 23.000 abitanti. Tutta la città è dominata dalla miniera che si è sviluppata ai suoi piedi. Qui estraggono argento, zinco, piombo e rame. La ciminiera sovrasta tutto. Mentre aspettavamo le 16 per chiamare casa abbiamo fatto un giro. Nel ponte che passa sopra un fiume essiccato abbiamo visto qualche aborigeno. Poi passando sopra al ponte abbiamo notato che ce ne erano un’altra diecina sotto di noi, tutti a bere, circondati da spazzatura e lattine di birra. Sembrano veramente ai margini della società. Mi ha fatto venire un po’ di tristezza vedere una cultura e delle persone che erano qui già 60.000 anni fa essere inghiottiti ed emarginati dalla cultura occidentale.</p>
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